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Voglio andare a casa, ma la casa dov’è?

Spesso le persone che viaggiano si confrontano con il tema casa. Passano da un posto all’altro o da un espatrio all’altro e fanno  fatica a identificare un luogo da chiamare casa: da una parte il desiderio di mettere radici, dall’altra il conflitto con la libertà. E se una cosa non escludesse l’altra?

Ognuno di noi interpreta la realtà in modo diverso.Chi ha detto che debba esserci solo un luogo da chiamare casa? E chi ha detto che il concetto di casa debba per forza portarsi dietro il concetto di mutuo, stabilità, rigidità?

Se c’è una costante nella vita, questa è il cambiamento. Ci saranno diversi luoghi da chiamare casa, a seconda del periodo della vita. Stiamo nei luoghi giusti per noi finché è il tempo giusto per noi.  Il per sempre è un’illusione, anche se hai un biglietto di  sola andata, accendi un mutuo o ti sposi. Ci sono permanenze più lunghe e altre più brevi, ma sono tutte comunque dei passaggi.
Se ti stai arrovellando su dove andare e sul perché ancora stai girovagando mentre tutte le tue coetanee si sposano e mettono su famiglia, ti prego, fermati. Sei già nel luogo più adatto a te in questo momento. Gli altri arriveranno. Tutto è un qui ed ora.
Che cosa  si cela dietro questo desiderio? Connessione, appartenenza, sicurezza? 
Quando sarà il momento, capirai con la razionalità e sentirai con le emozioni che il posto in cui sei è quello dove vorrai fermarti più a lungo.
E forse casa è proprio il luogo da cui non sentiamo l’esigenza di scappare, dove torniamo volentieri e dove tutte le sovrastrutture di pensiero svaniscono.

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