Perché non credo che “seguire le proprie passioni” sia un buon consiglio

Non seguire le tue passioni

È uno dei consigli più diffusi, eppure potrebbe portarti fuori strada.

Sembra infatti che seguire le proprie passioni sia la fantomatica ricetta per avere una fiamma interiore sempre viva, sempre accesa e alzarsi la mattina con il sorriso e vedere gli unicorni volare 😀

Ora, bisogna anche chiarire che cosa intendiamo per passione, perché probabilmente se chiedessi a dieci persone, otterrei dieci risposte diverse.
In questo articolo considero passione qualcosa verso la quale nutri un forte interesse, qualcosa che ti fa perdere la cognizione del tempo ed è secondo questa prospettiva che dico che seguire le proprie passioni per trovare o creare il lavoro più adatto noi è un po’ rischioso.

Perché non credo che “seguire le proprie passioni” sia un buon consiglio

  1. Non considerare i bisogni di mercato, cioè seguire un’attività che ci piace, ma che però non ha un riscontro. Facciamo un esempio. A me piace tantissimo viaggiare e apprendere, sono le mie più grandi passioni… ma sono attività monetizzabili? Di per sé no; possono diventarlo se cambio l’oggetto del lavoro in promuovere luoghi turistici (travel blogger/content creator), condurre le persone alla scoperta di un luogo (guida turistica), valorizzare un luogo (copywriter in ambito viaggi). Viaggiare è il mezzo, non il core business. C’è da aggiungere però una cosa: viaggiare è libertà se sono io a decidere luoghi, tempi, modalità, persone. Dubito che amerei viaggiare se fossi spesso in trasferta.

    Stessa cosa per apprendere. C’è qualcuno che mi può pagare per apprendere? No, ma se cambio l’oggetto in rendere le informazioni accessibili alla maggior parte delle persone, allora c’è un risvolto professionale (es. formatore).
  2. Idealizzare troppo il lavoro: qualsiasi attività tu scelga di fare ci saranno aspetti che ti piaceranno e altri che detesterai, persone con cui sarà facile lavorare e altre che ti faranno sviluppare parecchio equilibrio emotivo. Facciamo un esempio anche qui. Diciamo che ti piace aiutare le persone e scegli una professione di aiuto (es. coaching). Il lavoro non consiste solo nell’incontrare le persone in incontri 1:1 o di gruppo, ma c’è anche la parte di organizzazione, la parte relazionale/commerciale, la parte di gestione amministrativa. In altre parole, c’è un pacchetto da accettare.

    Un altro esempio in ambito artistico. Un conto è dedicarti a dipingere su ceramica perché ti rilassa, ti fa stare nel flusso e non hai alcuna aspettativa da soddisfare, se non la tua gratificazione personale. Un altro è dover rispettare delle scadenze, dover attribuire un valore economico a quello che fai, avere a che fare con le persone e la varietà umana.
  3. Perseguire una strada solitaria: possono esserci delle passioni che sono tali proprio perché sono la tua valvola di sfogo, ti ricaricano, ti fanno stare bene, ma sono prettamente egoistiche. In altre parole, non ti interessa farle anche per agli altri. Ogni lavoro però è un servizio che tu eroghi per altre persone (che siano clienti interni, come colleghi e responsabili, o clienti esterni).

    Una domanda che ti può aiutare è: questa attività che mi piace tanto, la farei volentieri anche per gli altri o non mi interessa, cioè è più una cosa personale?

Personalmente credo che sia funzionale considerare le proprie passioni nelle valutazioni, ma non seguirle ciecamente, proprio per evitare le trappole descritte sopra.

Se sei in un momento di transizione professionale e senti il bisogno di una guida per esplorare nuove opzioni e andare più veloce, dai un’occhiata ai miei percorsi.

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