viaggiare è un corso di crescita personale

Perché viaggiare è un corso di crescita personale accelerato

Toglietemi tutto, ma non i miei viaggi in solitaria. Per me è un’esigenza vitale e, anche se nel tempo ho cambiato modalità e frequenza, ogni volta che parto provo una grande gioia.
Non fraintendetemi: condividere un’esperienza di viaggio è bellissimo, ma non sempre ci sono amici disposti a venire con noi e non sempre è esattamente quello che vogliamo.

Molte persone si avvicinano al viaggio in un momento di crisi personale: relazioni che finiscono, cuori che si spezzano, lutti che ci spiazzano, lavori che non ci soddisfano più. Ognuno ha un motivo diverso per avvicinarsi al viaggio, non inteso come vacanza o spostamento, ma una nuova dimensione. Credo sia un momento di grande ricchezza che apre la strada al cambiamento migliorativo. Tutto passa dalla porta della consapevolezza.

Vediamo allora perché viaggiare è come fare un corso di crescita personale accelerato.

 1. È un master on the road

Prendere decisioni, networking, abilità di ascolto, comunicazione e negoziazione, flessibilità, problem solving, gestione delle spese, del tempo e delle emozioni: quante cose si imparano in un viaggio? Tantissime! Come facciamo a valorizzarle? Tenere un diario di viaggio ci aiuta a esprimere quello che proviamo e a liberare la mente. È bello anche rileggere a distanza di tempo ciò che si è vissuto. Ultimamente ho scoperto il magico mondo dei Bullet Journal in cui scrivo, disegno, prendo appunti, incollo immagini, così il viaggio si arricchisce ancora di più.

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Imprevisti in mezzo al nulla in Cambogia e incontri all’improvviso che ti salvano!

2. Viaggiare aiuta a sviluppare intelligenza emotiva

Secondo una ricerca della Luiss Business School, i viaggi, in particolare le esperienze di studio all’estero, aiutano i ragazzi ad aumentare l’intelligenza emotiva.

Credo valga anche per noi adulti. Pensateci, ogni cosa che facciamo è filtrata dalle emozioni. Come hanno dimostrato le neuroscienze, il nostro cervello ha bisogno di attingere sia dalla parte razionale sia dalla parte emotiva. Considerare solo una delle due significherebbe perdere delle informazioni utili. L’idea alla base dell’intelligenza emotiva è proprio questa. Riprendendo la definizione di Six Seconds, il network globale di intelligenza emotiva, quest’ultima è la capacità di integrare il pensiero razionale con le emozioni.

Accogliere le emozioni ci aiuta a sintonizzarci meglio con ciò che è importante per noi e prendere decisioni più efficaci per noi. Quando riconosciamo le emozioni e le navighiamo, ci connettiamo meglio anche con le altre persone. Allenare l’intelligenza emotiva significa anche imparare l’ottimismo. No, non è la sindrome di Pollyanna, ma fa riferimento alla capacità di vedere le alternative e riappropriarci del nostro potere personale.
Tutti gli ostelli sono pieni e gli hotel costano 150 euro a notte: quali opzioni hai? Nel momento in cui ti fai questa domanda, stai esercitando l’ottimismo.
E se vuoi saperne di più…Emozioni preziose è la consulenza di un’ora in cui approfondiamo insieme l’intelligenza emotiva e creiamo un piano di allenamento per svilupparla giorno dopo giorno.

3. Viaggiare è ricchezza di ricordi, conoscenze e connessioni

Viaggiare arricchisce la vita, crea nuovi ricordi con immagini e storie da raccontare. Crea nuove connessioni. Preferisco usare questa parola, anziché legami.

A volte è molto più facile creare delle relazioni più profonde con persone conosciute in viaggio che con persone che condividono il quotidiano con noi e che magari conosciamo da anni.

Si incontrano tanti compagni di viaggio lungo la strada. Non è detto ci si riveda, ma non è questo ciò che conta. Viaggiare insegna anche a lasciare andare, forse una delle lezioni più difficili da imparare.

4. Viaggiare è superare i propri limiti

Provare attività sportive diverse, piatti tipici, imparare una nuova lingua straniera: viaggiare ci spinge ad alzare l’asticella e abbracciare ciò che ancora non conosciamo. In questo modo alleniamo la resilienza e diventiamo sempre più flessibili al cambiamento. Quando facciamo cose che non pensavamo possibili, ecco che le credenze che avevamo su di noi si sgretolano: un piccolo mattoncino per la fiducia in noi stesse.

5. Viaggiare mette in discussione i tuoi pregiudizi

Vedere il mondo ci fa rendere conto di quanti pregiudizi abbiamo nei confronti dei luoghi e delle persone. È un allenamento continuo che può anche dare fastidio al nostro ego (ama avere ragione) ed è proprio questo che aiuta a connetterci con noi stessi e con gli altri, allenando l’empatia, un’altra competenza emotiva.

6. Viaggiare è faticoso

Viaggiare non è andare in vacanza e non è collezionare timbri sul passaporto.  Certo che è bellissimo ed è una scelta, ma può essere anche faticoso  proprio come ogni percorso di crescita personale, soprattutto all’inizio. E’ proprio in quei momenti che impariamo le lezioni più grandi.
Non è importante dove andiamo, non occorre andare a Bali per ritrovarsi e non occorre nuotare con gli squali per provare a noi stesse che valiamo.
È quando indossiamo le lenti della curiosità e dell’esplorazione che entriamo nella mentalità di viaggio. E questo può accadere anche stando vicino a casa.

Tutto dipende dalla nostra volontà di vivere il viaggio in quest’ottica.

Che cosa aggiungeresti a questa lista? In che modo viaggiare ti ha aiutato a crescere? Scrivilo nei commenti qui sotto! 🙂

Ciao! Sono Mary, coach e anima in viaggio. Aiuto le persone che si sentono confuse e bloccate a fare chiarezza su ciò che è importante per loro e le supporto nello sviluppo della loro intelligenza emotiva per prendere delle decisioni più efficaci

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