Insoddisfazione lavorativa? Il problema potrebbe non essere il lavoro

B., libera professionista da più di 10 anni, grande talento e risultati ottenuti nel corso del tempo. Mi contatta perché da un po’ sta mettendo in discussione le sue scelte e non è più così sicura di voler continuare sulla strada che ha intrapreso, fino a considerare l’ipotesi di chiudere tutto e trovare un lavoro da dipendente (per cui non ci sarebbe stato niente di male, ma che avrebbe solo spostato il problema).

Un meccanismo da scardinare

Spesso, seguendo una logica lineare, crediamo che se un lavoro non ci soddisfa è lì che dobbiamo intervenire, ma non è sempre così. Nel caso di B. era emerso un meccanismo interessante. Nelle giornate “buone” in cui le cose andavano bene, lei si sentiva sul pezzo e produttiva, si concedeva di ascoltare della musica, di uscire, di leggere. Quando le giornate scorrevano con la sensazione di non aver combinato molto, tornava in modalità “prima il dovere, poi il piacere”.

Allargando lo sguardo e proseguendo nel percorso, infatti, io e la cliente abbiamo fatto una scoperta congiunta. Ci siamo rese conto che negli ultimi tempi, la sua vita era diventata solo Lavoro e Famiglia e aveva tralasciato completamente le relazioni. Non aveva confronti con colleghi freelance, lavorava da casa in solitudine e, a parte i contatti con gli altri genitori, non aveva occasione di scambio.

Ciò che la guidava era una sorta di piacere mancato e, anche se era il lavoro a soffrirne, la leva per il cambiamento era da ricercare proprio nelle relazioni.

Un sasso lungo la strada

C’era però un ostacolo sulla strada: il giudizio. Giudizio verso se stessa: si percepiva diversa dagli altri, come se non c’entrasse nulla, e di riflesso, giudizio verso gli altri , della serie “loro sono diversi da me” (spesso il giudizio verso noi stessi e verso gli altri vanno di pari passo).

Partendo dal presupposto che alla base di ogni relazione c’è la comunicazione e che potremmo vedere questa come una danza tra noi e gli altri, il giudizio è una strada che sbarra il passaggio; la curiosità è il ponte che ci avvicina.

Nel caso della cliente, era stato funzionale fare riferimento anche a sua figlia di 8 anni: “Immagina tua figlia che passa così le giornate: va a scuola, poi fa i compiti, poi magari si legge un libro o gioca per conto suo, poi arriva l’ora della cena e infine la nanna. Non incontra i compagni di scuola, non va alle feste di compleanno, non condivide momenti di svago e di gioco con bambini e bambine della sua età. Diresti che ha una vita equilibrata o che si sta perdendo un pezzo importante?”

Questa riflessione le aveva aperto gli occhi su quanto fosse in disequilibrio la sua vita.

La cliente non ha cambiato tipologia o modalità di lavoro, ma l’intervento si è orientato sulla ridistribuzione degli impegni in agenda. Se prima considerava lo spazio con gli altri come tempo extra da concedersi solo una volta portate a compimento le attività necessarie e produttive, piano piano aveva iniziato a considerarlo come benzina per avere ancora più energia da immettere nella sua professione quotidiana.

Se senti che qualcosa non sta funzionando nel rapporto con il tuo lavoro e non sai se mettere in discussione tutto o fare altre scelte, manda la tua richiesta per Reimposta la Bussola. È uno spazio che ti prendi per fare il punto della situazione e capire dove vuoi andare e cosa ti sta impedendo di farlo. Se poi vorrai il mio supporto per il piano di azione, ti illustrerò quali opzioni hai.


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