Con Chiara Cavenago, consulente di carriera, ho parlato di come cercare un nuovo lavoro


Lavorare da casa, stare lontani dalla quotidianità dell’ufficio ha creato delle difficoltà, ma ha creato anche spazio. Spazio per rendersi conto che fare un lavoro di cui non si vede il senso è logorante, per comprendere quanto certe dinamiche relazionali incidano sul proprio benessere, per far emergere quei valori chiave non negoziabili (passare 2 ore in tangenziale anche no, grazie!). Spesso sento tante persone che mi dicono: “se solo non ci fosse una pandemia di mezzo, avrei già cambiato lavoro.”Ma la situazione è quella che è e adesso occorre fare i conti con queste carte.

Ho pensato allora di fare due chiacchiere con Chiara Cavenago, una professionista che stimo molto e che di questi argomenti se ne intende! Chiara si occupa di consulenza di carriera e orientamento al lavoro ed è autrice del blog Le Faremo Sapere. Abbiamo preparato dei contenuti per voi e questa intervista è il primo di tre appuntamenti 🙂 Insieme abbiamo parlato di come affrontare l’incertezza lavorativa e cercare un nuovo lavoro in questo momento.

Spesso quando ci si sente ingabbiati, si ha la sensazione di non avere opzioni. Usare l’intelligenza emotiva vuol dire anche riuscire a vedere le alternative che abbiamo. È davvero tutto fermo in questo momento?

No, non è tutto fermo. In questi giorni proprio 2 persone che hanno terminato da poco il percorso fatto con me mi hanno detto di aver trovato lavoro; altri stanno comunque sostenendo dei colloqui. Il mercato non è mai completamente fermo, dal mio punto di vista: ci sono sempre settori in cui qualcosa si muove, occorre sapere guardare nel posto giusto, essere consapevoli delle proprie competenze e proporsi dove possono essere utilizzate.

Un consulente di carriera di lunga esperienza, il prof. Fausto Fantini che è stato mio docente del master, ama ripetere “Chi sa remare trova sempre un posto in barca”. Le condizioni quindi sono essenzialmente due: 

  1. CONSAPEVOLEZZA – sapere di essere in grado di remare: potrebbe sembrare un aspetto scontato, ma fuori dalla metafora non è detto che lo sia! È per questo che si fa il bilancio di competenze 🙂 
  2. STRATEGIA – rivolgersi a chi cerca equipaggi navali: se io so remare e non zappare, e vado a propormi ad un contadino, mi dovrei stupire che lui non mi prenda in considerazione? è per questo che è importante definire un obiettivo e impostare una strategia di ricerca sensata, basata sulle proprie competenze e rivolta ai settori e alle aziende che potenzialmente hanno bisogno. 
Come cercare lavoro in questo periodo?

Come negli altri periodi 🙂 Solo cercando di avere un po’ più di pazienza perché i tempi, in effetti, si sono dilatati.

Occorre sempre vestire i panni dello stratega e impostare un piano di azione. Anche quando i tempi si allungano, anche quando non è “stagione” come in estate o nelle festività natalizie, ci si può sempre muovere, per esempio preparando il terreno per quando le condizioni miglioreranno.

Possiamo ricercare le aziende del settore che ci interessa, facendoci aiutare da Google, da un po’ di fantasia, dagli elenchi degli espositori delle fiere di settore…raccogliere informazioni più approfondite sulle aziende in cui aspiriamo proporci, per fare in modo che le nostre autocandidature siano davvero mirate ed efficaci.

Prima ancora, possiamo mappare le nostre competenze e valutare cosa, tra quello che sappiamo fare, possa essere utile in questo momento.

Possiamo, infine, lavorare sulle relazioni.

Quanto conta il networking? E per chi è introverso, come si fa?

Il networking, ossia il “fare rete”, conta tantissimo! Più di metà delle opportunità presenti sul mercato sono accessibili solo tramite la rete dei propri contatti perché, per una serie di ragioni (tempo, riservatezza…), non vengono rese note tramite i canali tradizionali. Quindi coltivare delle relazioni solide, basate sullo scambio reciproco e sulle referenze diventa un’attività fondamentale e necessaria.

Per prima cosa dobbiamo capire chi fa parte della nostra rete e che tipo di supporto può darci: ma non è necessario conoscere solo imprenditori, amministratori delegati e direttori del personale! Focalizziamoci sulle persone che ci conoscono professionalmente e che hanno una buona opinione di noi: saranno coloro che ci forniranno buone referenze e magari ci daranno spunti interessanti per progredire nella nostra ricerca.

Pertanto dobbiamo anche essere certi che i nodi della nostra rete sappiano chi siamo, cosa facciamo, quali sono i nostri punti di forza e, soprattutto, che cosa stiamo cercando. Nel dubbio, diciamoglielo!

Una volta che ho individuato chi potrebbe aiutarmi, occorre organizzare l’incontro, (la telefonata, la videochiamata…) e prepararlo: è importante sapere in anticipo quali sono le informazioni, i suggerimenti, le indicazioni, i nomi che desideriamo ottenere.

Alla base di tutto, ricordiamolo, c’è la relazione: prendiamoci cura della nostra rete, siamo noi i primi a dare una mano o ad offrire il nostro aiuto, teniamoci in contatto, informiamoci di come stanno le persone, soprattutto in questo periodo. La reciprocità e la generosità sono la chiave di un buon network.

Gli introversi potrebbero avere più difficoltà, all’apparenza, ma sono anche persone che, pur non avendo reti estese come gli estroversi, coltivano sicuramente legami più profondi: la qualità prevarrà sulla quantità e lo sforzo iniziale di uscire un po’ dalla timidezza e dalla resistenza alla richiesta di aiuto verranno ripagati con un coinvolgimento maggiore da parte dei propri contatti.

Il World Economic Forum stila periodicamente report sul futuro del lavoro ed elenca una serie di competenze richieste sulla base delle ricerche globali. Mi immagino che a volte, leggendo questi documenti e certi annunci di lavoro, ci si lasci prendere dallo sconforto: “ma io non ho tutte queste competenze.” Su cosa è davvero importante focalizzarsi?

Non è possibile sapere tutto e possedere tutte le competenze del mondo, che siano hard o soft. E questo occorre che lo teniamo ben presente 🙂  

Dobbiamo partire, ancora una volta, dall’analisi di quello che è il nostro bagaglio personale di conoscenze e competenze e dall’incrocio con il nostro obiettivo: se faccio il gioco del “ce l’ho/manca” tra quello che sono ora e ciò che voglio raggiungere, e scopro che non ho (o ho solo in parte) alcuni elementi, devo fare in modo di recuperarli (studiando, facendo pratica, formandomi). 

Ma non ha senso perdere tempo su skill che non sono fondamentali al mio obiettivo, se invece devo colmarne altre più essenziali. Poi c’è sempre tempo per la formazione e il miglioramento continui, una volta raggiunto il livello che mi permette di perseguire il mio obiettivo.

In questo periodo facciamo fatica a pensare troppo sul lungo periodo e navighiamo a vista. Si fa ancora la fatidica domanda: come si vede tra 5 anni? Quanto è importante avere una visione del proprio piano professionale?

Sì, tuttora viene fatta questa domanda ai colloqui, soprattutto ai più giovani, ma anche a chi ha ancora un buon pezzo di strada da fare 🙂 

Spesso non viene posta per sapere solo dove uno si vede nel futuro, ma anche per capire se sta dando un senso al proprio percorso o se sta seguendo un po’ la corrente, improvvisando le proprie azioni in base a quello che gli capita.
Non si può progettare tutto nei minimi dettagli, a volte il caso (o una pandemia) sconvolge i piani, ma trasmettere l’idea di avere una meta davanti a sè, anche se lontana o magari un po’ nebulosa, fa capire al selezionatore di avere di fronte una persona che ha degli obiettivi, che riflette, che pianifica. Che è consapevole.

Il tema che torna, ancora e ancora, è quello dell’obiettivo professionale: è importante e necessario capire cosa ci spinge, cosa ci motiva, cosa ci piace fare. E anche se non sappiamo dire con certezza che ruolo occuperemo tra 3 o 5 anni, è già tanto poter individuare un ambito, una caratteristica, un’azione. Ed è importante anche in ottica strategica, per permetterci di fare delle scelte che ci facciano crescere e avvicinare al nostro benessere, accettando dei rischi, contemplando la possibilità di dire dei “no”, buttando il cuore oltre l’ostacolo.
È un processo di autoconsapevolezza che occorre avere il coraggio di seguire, prendendosi il tempo necessario per conoscersi ma mettendoci l’impegno che serve a raggiungere, in fondo, un benessere maggiore.

Sul blog di Chiara troverete un altro approfondimento sempre sul tema lavoro e intelligenza emotiva: insieme abbiamo parlato di come affrontare il colloquio con intelligenza emotiva…e poi segnati questa data: il 29 gennaio ore 17.30 faremo una diretta su Instagram per approfondire ulteriormente questo tema caldo!

Ecco i canali su cui potete seguire Chiara:
il suo sito e blog
il suo profilo LinkedIn
la sua pagina Instagram e Facebook

Condividi dove vuoi!