6 passi per gestire le emozioni spiacevoli

6 passi per gestire le emozioni spiacevoli

Fino a pochi anni fa, reputandomi una persona piuttosto razionale, non davo peso alle emozioni. Pensavo che non fossero affidabili.
Se provavo qualche emozione spiacevole, facevo di tutto per mandarla via con  scarsi risultati. Se era una giornata no, mi sentivo quasi in colpa ad ammettere che c’era qualcosa che non andava.  In fondo ci sono cose ben peggiori di una brutta giornata. Cosa dovrebbe dire chi è malato o chi è in guerra?  mi dicevo.

Non mi concedevo il permesso di sperimentare le emozioni e questo mi faceva soffrire ancora di più. Ho iniziato ad approfondire il tema dell’intelligenza emotiva, ovvero essere più intelligenti con le emozioni, a Istanbul, quando stavo cercando di indagare le possibili cause e soluzioni al malessere psicologico dei bambini a cui insegnavo. E’ un argomento che  mi appassiona molto e impegnarmi per diffondere consapevolezza del ruolo delle emozioni è uno dei motivi che mi spinge ad alzarmi dal letto la mattinaSe solo riuscissimo a capire l’importanza di allenare le competenze emozionali che sono già dentro di noi riusciremmo a prendere decisioni migliori, saremmo più soddisfatti e ci sentiremmo anche meglio!

Cosa fare allora quando proviamo emozioni spiacevoli come tristezza, paura, rabbia, frustrazione?

Ecco 6 passi per imparare a gestire le emozioni spiacevoli.

  1. Elimina le etichette
    Non esistono emozioni positive o negative. Ci possono essere emozioni  piacevoli e altre spiacevoli per cui proviamo disagio,ma le emozioni sono dei messaggi e come tali, sono tutte preziose. Per questo motivo, è importante imparare a riconoscerle, accoglierle e dare loro il giusto valore.
    Una frase che mi ripeto spesso quando provo tristezza, o rabbia,è: “Va bene sentire e esprimere tutte le emozioni che sto provando. Mi concedo il permesso di provare tristezza/rabbia, etc..”
    Una volta accolte, è più facile identificare il messaggio di quelle emozioni: Cosa mi vuole comunicare questa emozione? Qual è la sua intenzione positiva?
  2. Ricordati che un’emozione è  passeggera
    L’emozione è per sua natura passeggera. Se lasciata libera di manifestarsi, passerà in breve tempo. Se soffocata o ignorata, come una palla che si cerca di spingere sott’acqua, ritornerà a galla in modo ancora più intenso, manifestandosi poi anche con malesseri fisici che possono diventare cronici.
  3. Concediti il diritto di provare delle emozioni e distingui tra l’emozione e il comportamento
    Le emozioni vanno tutte bene, anche quelle più intense. Quello che fa la differenza è il nostro comportamento. Provare ira va bene, distruggere la casa o prendere a male parole chi ci sta vicino non è un modo ecologico di esprimerla!Sì ma io reagisco in modi che non vorrei e non so come controllarmi. Già esserne consapevole è il primo passo. Le emozioni sono  dei neuro ormoni, ovvero delle catene di amminoacidi che vengono prodotti dall’ipotalamo e portano dei messaggi al nostro corpo. Ci vogliono circa 4-7 secondi per essere prodotte, scomposte e riassorbite dall’organismo. Questo significa che se proviamo un’emozione per più di 6 secondi stiamo scegliendo di alimentare queste emozioni. (Quiqui puoi approfondire questo tema)La prossima volta che hai l’impressione di inserire il pilota automatico ed reagire al tuo “solito modo”, fai un respiro profondo e prenditi quei 6 secondi di pausa! Noterai come l’intensità dell’emozione si abbasserà immediatamente.
  4. Accogli l’emozione e prendi  le distanze
    Possiamo provare rabbia, ma non siamo quella rabbia. Possiamo sentire tristezza, ma non siamo quella tristezza. Già il fatto di esprimerlo a parole e dire “Mi sento triste, arrabbiata/o, delusa/o,etc”  anziché “Sono triste, arrabbiata/o, delusa/o,etc” che dà più l’idea di qualcosa di cristallizzato ci fa prendere le giuste distanze.
  5. Evita di negare le emozioni
    “Su, dai non fare così”
    “Smettila di piangere”
    “Le persone forti non piangono”
    “Non piangere come una femminuccia”
    “E ti arrabbi per così poco?”Queste sono alcune delle frasi che mi è capitato di sentire e che ogni volta mi fanno venire i brividi. Nella nostra società, dove la felicità e la gioia vengono esaltate, la tristezza e la rabbia vengono vissute come un tabù. Come afferma la Prof.ssa Lavinia Barone dell’Università di Pavia in un’ intervista su Focus, “per evitare di provare tristezza o paura, molti uomini finiscono per sostituire quelle emozioni con la rabbia, spesso considerata come una dimostrazione di carattere. Anche le donne a cui viene insegnato di non manifestare la rabbia, finiranno per sostituirla con un’emozione considerata più accettabile, come la tristezza. Questo è un meccanismo pericoloso perché ci fa fare degli errori di comportamento. Se scambio la paura per rabbia, anziché evitare una situazione di pericolo, la affronto e mi metto nei guai. Se provo rabbia, ma manifesto tristezza, ecco che non esprimo il mio punto di vista, mi sento inefficace e mi intristisco sempre di più fino a deprimermi.”Come cambierebbero le cose se ci aprissimo all’idea di accettare tutte le nostre emozioni? E’ proprio quando ci mostriamo vulnerabili che siamo veramente forti.
  6. Fai la domanda giusta
    Quando un amico ci dice che è triste, la prima domanda che ci viene in mente da fargli è “Perché sei triste?”. Lo facciamo con un genuino interesse, per capire meglio la situazione,ma questa non è una domanda potenziante, anzi è un modo per buttarlo giù ancora di più perché, probabilmente, inizierebbe ad elencare una lunga lista di motivi che lo rendono triste e finirebbe in una spirale di pensieri negativi  senza fine. Lo stesso vale per noi.
    Una domanda potenziante potrebbe essere: “Cosa ti rende triste?” . E’ una domanda che manda la mente in una direzione specifica, alla ricerca di informazioni, di un oggetto (cosa) e ci fa prendere consapevolezza di ciò  a cui stiamo dando tutta la nostra attenzione.Lo strumento di autovalutazione SEI di Six Seconds permette di mappare la propria intelligenza emotiva, analizzare le proprie competenze emozionali e creare un piano di azione pratico per svilupparle ulteriormente.  Se sei interessato/o a saperne di più, contattami subito.

    Quali emozioni sono spiacevoli per voi?  Vi concedete il permesso di provarle?

Ciao! Sono Mary, coach e anima in viaggio. Aiuto le persone che si sentono confuse e bloccate a fare chiarezza su ciò che è importante per loro e le supporto nello sviluppo della loro intelligenza emotiva per prendere delle decisioni più efficaci

2 pensieri su “6 passi per gestire le emozioni spiacevoli

  1. Chiara Chimù ha detto:

    “Le persone forti non piangono”.
    Per tanto tempo l’ho pensato e ho represso il pianto. Oggi faccio ancora fatica a lasciarmi andare ed è una delle cose peggiori che ancora mi trascino dietro, il non riuscire a piangere. 🙁

    • Mary Gioffrè ha detto:

      Ciao Chiara,
      ne hai preso consapevolezza e hai già fatto il primo passo. Questo è stato il tuo modo di reagire per tanto tempo…cambiarlo richiede pazienza e comprensione con noi stessi.
      Come cambiano le cose se pensassi che un cuore intristito è arido e duro ha bisogno di essere bagnato dalle lacrime per accogliere ancora più amore?
      Un abbraccio!

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